lunedì 20 giugno 2011

Lavoro su di Sè

"Cara Geneviève,
non so se ti aiuterà, ma vorrei riparlare di un argomento su cui l'inverno scorso avevamo discusso con te e Luis.
Di norma percepiamo tutto per associazioni. Il mio apparato visivo, per esempio, riceve l'immagine di un campo innevato. Orbene, nel registro dell'apparato formatore da lungo tempo sta scritto: "neve-bianco". E credo di vedere la neve bianca, mentre forse è di un azzurro pallido con sfumature fulve e scintillante di fuochi di tutti i colori. In realtà non ho visto la neve come neve, ho solamente percepito le mie associazioni, messe in moto dall'impressione ricevuta -  ricevuta dal mio senso della vista, non percepita da me.
Allo stesso modo riceviamo le nuove idee.
Non vediamo le idee stesse che ci sono proposte, ci accorgiamo soltanto delle correnti di associazioni, delle elucubrazioni, delle fantasie, dei sogni ad occhi aperti, ecc. insomma di tutto il sommovimento che il loro impatto provoca nei nostri meccanismi intellettivi, nonché in quelli emozionali.
Il reale bussa alla nostra porta e, come nei sogni, rispondiamo mettendo in moto l'immaginazione e ripetendo fino alla noia le nostre vecchie iscrizioni.
Lo stesso avviene nei nostri rapporti con gli altri.
Non vediamo l'altro. Ci accorgiamo soltanto delle nostre proprie fantasie ed emozioni, risvegliate dal modo in cui l'altro si manifesta esteriormente. Crediamo di percepire "un altro", ma è sempre il nostro vecchio materiale che gira e rigira in noi, e per questo siamo soli, isolati, chiusi in noi stessi e privi di un autentico contatto con gli altri. Questo perchè siamo identificati con le nostre fantasie, fantasticherie, emozioni negative, vanità, autocommiserazioni, ecc.
Se potessimo mettere a tacere tutto ciò, vedremmo la neve come neve, l'idea come idea, l'altro come una persona reale. [...]"

Da "Lavoro su di Sè", di René Daumal

sabato 10 aprile 2010

Aforismi Primaverili

"Ben Comune, Pieno Gaudio."

"La Guerra non vince Mai,
 La Resa vince raramente,
 La Mediazione vince Sempre."

martedì 23 febbraio 2010

Da grande voglio fare il Minatore

Quale bambino si esprimerebbe in questo modo alla fatidica domanda "cosa vuoi fare da grande?".
Non lo so, ma io ora (che in teoria grande già sono) ho capito che voglio fare il Minatore.
Ma il minatore di cosa, e dove?

La riflessione nasce da una serie di osservazioni che faccio su me stesso ed il mio lavoro da qualche tempo.
La dinamica è questa: ho un'idea, e la perseguo, fino a che non arriva la persona X che mi sollecita in un'altra direzione (ovvero, mi chiede altro).
A questo punto se posso svicolo per perseguire la mia idea, ma a volte non è possibile e devo per forza sottostare alla richiesta. Peste e corna, qualcosa dentro si ribella e spesso il lavoro si fa.. ma che maledizioni...
La persona X ottenuto ciò che vuole, oppure no, passa ad altro e tanti saluti... io mi riprendo dal contrattempo e torno a fare ciò che volevo. L'intera esperienza è vissuta da me più o meno come qualcuno che ti ha pestato un callo, hai sentito male, ma è passata e ora c'è altro da fare.

Seconda situazione, in apparenza simile alla prima, arriva la persona Y che mi distoglie nuovamente chiedendomi altro. Santi Numi, ancora! ..e non ci si può sottrarre, anche perchè Y è abbastanza seducente..
Mi ribello dopo poco, mi confronto e scontro con la persona Y, la quale però mi rassicura.. e nel frattempo mi chiede anche qualcos'altro, ed io alla fine mi trovo a fare entrambe le cose, e non è quello che volevo fare, e mi sto allontanando dal mio obiettivo e che perdita di tempo blah blah blah (flusso di coscienza).
Passato tutto questo guardo ciò che ho fatto e... magia.. mi piace, sono soddisfatto!
Una strana sennsazione di benessere mi pervade, la mente ripercorre ancora tutte le varie "versioni" dei pensieri e mi trovo ancora d'accordo col mio precedente filo logico ma.. il risultato, è più interessante di quello che volevo fare io inizialmente. Anzi, torno sul mio iniziale lavoro con più idee, più sprint..
La persona Y passa e non dice niente, ma si capisce che sapeva ciò che voleva e che faceva.

E ora vi chiederete, tutto questo cosa centra col titolo? Chi è questo Minatore?
Ebbene, la persona Y è un esempio di Minatore e la sua miniera in questo caso sono io.
Il Minatore sceglie il luogo, lo sonda, trova un filone di materiale, estrae ciò che serve ed è anche rispettoso nei confronti della risorsa stessa, la lascia arricchita. Ciò che era potenziale diviene applicato, e tutti sappiamo che se invece di montagne parliamo di esseri umani, il fattore tempo è fondamentale.
Non ce ne facciamo nulla delle potenzialità irrealizzate.

Prendendo l'esempio mi rendo conto che voglio essere Minatore di me stesso: evadere il filo logico fatto di pensieri tutti giusti, ma chissà se veri, di convinzioni e di stratificazioni. Per poi raggiungere un risultato diverso e sorprendente, ovvero che sorprende me stesso, e che sia carburante per azioni future.
Questo processo può avvenire, e l'ho sperimentato, ma non è nè semplice nè scontato.. e soprattutto bisogna ricordarsi di non essere così unitari come sembra, ma almeno due parti distinte: la Miniera, ed il Minatore.

Quindi mamma, papà, zio, e nonni vari. Io da grande voglio fare il Minatore!
Abbastanza Ermetico?

martedì 26 gennaio 2010

Avatar, un film mi(s)tico

Il film di James Cameron mi è piaciuto, non tanto per il taglio della storia che segue fedelmente le leggi narrative di ogni fiaba, ma per i concetti espressi e le considerazioni che mi ha ispirato, e che cercherò di sintetizzare in alcuni punti.

Madre Natura, l'Ascolto e la Vista

Dio si nomina, ma attraverso la Natura. La Natura è visibile, tangibile, ascolta e comunica ma ha le proprie leggi e la propria etica. Questo concetto (meno trascendente di un Dio assoluto) coinvolge il pubblico credente, ma neanche spaventa il pubblico ateo.. ed è quindi una grande trovata comunicativa, un canale aperto per far giungere comunque il messaggio senza suscitare contrapposizione.
Il saluto dei Navi, "io ti vedo", è bellissimo. Ti ricorda che devi sottolineare a te stesso che, se non ci sei in quello che fai, non vedi l'altro... e tantomento te stesso.
L'Ascolto ti cambia, puoi essere Marine dentro, avere riempito la tua vita di servizio ed onore, ma anche di violenza e arroganza, se però ascolterai verrai condotto ad un luogo di silenzio dove può avvenire la comprensione del tuo rapporto con il resto del mondo. E questa esperienza ti cambierà per sempre.

Il corpo come Veicolo
L'Avatar è un corpo, ed un corpo che ha dei sensi particolari ed è integrato con un ambiente particolare (Pandora in questo caso). Il "link" durante il sonno ricorda che il corpo non è la mente, ma un veicolo per "esperire", per sondare il mondo circostante. Concetto interessante e molto buddhista, dove di corpi (e veicoli) non ce n'è solo uno (quello di ciccia) ma vari altri.

La tecnologia senz'anima
Gli esoscheletri dei Marine fanno molto Alien, e molto Warhammer 40K. E' un design già conosciuto, inquietante, rozzamente industriale e terrestre. Eppure il concetto è parallelo all'Avatar, il Marine entra dentro uno di essi e può fare altre cose, ha più potere.
Ma (e quì viene il ma), questa visione della tecnologia non aiuta il Marine a risvegliare la sua consapevolezza e sensibilità. Al contrario, la tecnologia improntata sul potenziare il corpo fisico e basta (senza aggiungere nulla ai sensi), porta l'essere umano alla follia omicida, alla voglia di predominare.
Avete presente quanto è più facile insultare il prossimo quando si è alla guida di un'auto, rispetto che quando si cavalca una bicicletta o si è semplicemente pedoni? Chissà perchè... questa sindrome da esoscheletro.
Messaggio interessante: la tecnologia che potenzia e basta ti porta alla follia.

Misticismo
Ci sono tanti dettagli del film che potrebbero sembrare trovate "originali" e fantascientifiche, ma che personalmente ho ricollegato ad alcune tradizioni della nostra storia di uomini terrestri.
Per esempio, il collegamento tra le trecce dei Navi e gli animali e piante è molto poetico e rafforza il messaggio del Tutto è Uno.  Ma è anche così simile ad alcune tradizioni mistiche, che considerano i capelli la sede dello spirito (motivo per cui Gesù aveva i capelli lunghi per esempio).
O i balli a terra, abbracciati, i movimenti ondulatori che ricordano il documentario Baraka o gli Dhikr dei Sufi, dove l'obiettivo di un'intera comunità è il raggiungimento dell'estasi per un solo individuo.

Mi ero segnato tanti altri punto ma termino.
Gran bel film, grazie ad un mega-lavoro sul contesto e la cultura, un po' come il Cirque du Soleil.
Fai un respiro profondo, e ascolta.

mercoledì 14 ottobre 2009



l'Autunno,
e Ottobre in particolare.
E' sicuramente
il mese più felice dell'anno.
Conferma di ciò che sperimento da molti anni.
La felicità si nasconde nei territori intermedi.
Nell'Attesa.

venerdì 9 ottobre 2009

La RAM e il campo magnetico terrestre

Lavoro a stretto contatto con macchine macinatrici di bit da molto tempo.
Molte mie associazioni e connessioni di idee sono legate a questo mondo "nerdy" dell'informatica, che anno dopo anno diventa sempre più bagaglio comune dell'uomo ordinario.

Notizia del giorno: le RAM dei computer presentano molti più errori di lettura/scrittura di quanto non accadesse negli ultimi anni. Lo rivela uno studio dell'università di Toronto.
Questi minimali errori non sono subito visibili, vengono gestiti e recuperati dai meccanismi interni dei sistemi operativi odierni, ma contribuiscono alla lentezza ed a sintomi più macroscopici di malfunzionamento della macchina.

Collegamento: Il campo magnetico terrestre si sta affievolendo. Il campo magnetico funge da deflettore per le ondate di energia solare/cosmica che investe costantemente la terra. Una sorta di "atmosfera energetica" che la ripara: alcuni tipi di energie infatti possono rompere legami chimici, interferire con le trasmissioni dei segnali etc. Nel 900 ci furono fenomeni del genere che "paralizzarono" la tecnologia terrestre per qualche giorno... ma allora di tecnologia non ce n'era tanta.
Sarà questo il motivo per cui il tasso di errore delle RAM aumenta?

Traslazione: L'essere umano come macchina. Non voglio esagerare con i parallelismi ma.. se la stessa cosa accadesse anche a noi in quanto organismi? Da qualche parte qualche sottosistema organico/psicologico presenta più errori di lettura/scrittura (in questo caso, della comprensione della realtà). E dalla confusione deriva incomprensione, rigidità e.. violenza.

Meglio implementarsi un bel sistema ECC nella propria mente: ecologia mentale.

sabato 19 settembre 2009

Tra Zero e Infinito

Il rapporto tra lo zero e l'infinito, troppo distante da noi?
Non penso, ci sono tante cose che lo ricordano quotidianamente.
Per esempio, spesso mi ricordo di come sentivo davanti ad una "prova" (un esame scolastico, per stare sul comune conosciuto).
Emotivamente impaurito, irrigidito, o adesso o mai più, mentalmente "mi gioco tutto.. la Vita....".
Poi.. dopo la prova... tutto passato, e le prove di quel tipo si intensificano, e diventano normali.

Alcuni esempi, sempre sul piano scolastico:
  • L'esame delle scuole medie (mio fratello tra un po' si suicidava per la tensione..) -> diventa come ogni interrogazione delle scuole superiori.
  • L'esame di Maturità (che sforzo immane... il momento ormonale non aiuta) -> diventa come ogni esame all'Università.
  • La Tesi di Laurea (la somma della prima parte della vita) -> diventa [o dovrebbe?] come ogni articolo portato ad una conferenza (se sei un ricercatore universitario).
Tutti esempi di rapporto tra lo Zero e l'Infinito: cioè due entità che per definizione non si toccano, però che non rappresentano costanti, sono solo un momento spazio-temporale.
Un momento, oltretutto, fatto per essere digerito, che traccia una direzione verso un altro stato in cui ciò che per te era Infinito (irraggiungibile, irrealizzabile, difficilissimo) diventa possibile, anzi, diventa la norma.
Bel rapporto quindi, spero di continuare a sentire ancora per molto quell'"attrito" di fondo mentre sfidi l'Infinito, che ti ricorda che non sei fermo.. ma stai effettivamente andando da qualche parte.