"Cara Geneviève,
non so se ti aiuterà, ma vorrei riparlare di un argomento su cui l'inverno scorso avevamo discusso con te e Luis.
Di norma percepiamo tutto per associazioni. Il mio apparato visivo, per esempio, riceve l'immagine di un campo innevato. Orbene, nel registro dell'apparato formatore da lungo tempo sta scritto: "neve-bianco". E credo di vedere la neve bianca, mentre forse è di un azzurro pallido con sfumature fulve e scintillante di fuochi di tutti i colori. In realtà non ho visto la neve come neve, ho solamente percepito le mie associazioni, messe in moto dall'impressione ricevuta - ricevuta dal mio senso della vista, non percepita da me.
Allo stesso modo riceviamo le nuove idee.
Non vediamo le idee stesse che ci sono proposte, ci accorgiamo soltanto delle correnti di associazioni, delle elucubrazioni, delle fantasie, dei sogni ad occhi aperti, ecc. insomma di tutto il sommovimento che il loro impatto provoca nei nostri meccanismi intellettivi, nonché in quelli emozionali.
Il reale bussa alla nostra porta e, come nei sogni, rispondiamo mettendo in moto l'immaginazione e ripetendo fino alla noia le nostre vecchie iscrizioni.
Lo stesso avviene nei nostri rapporti con gli altri.
Non vediamo l'altro. Ci accorgiamo soltanto delle nostre proprie fantasie ed emozioni, risvegliate dal modo in cui l'altro si manifesta esteriormente. Crediamo di percepire "un altro", ma è sempre il nostro vecchio materiale che gira e rigira in noi, e per questo siamo soli, isolati, chiusi in noi stessi e privi di un autentico contatto con gli altri. Questo perchè siamo identificati con le nostre fantasie, fantasticherie, emozioni negative, vanità, autocommiserazioni, ecc.
Se potessimo mettere a tacere tutto ciò, vedremmo la neve come neve, l'idea come idea, l'altro come una persona reale. [...]"
Da "Lavoro su di Sè", di René Daumal
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